di Giuliano Amato
La Scuola di scienza e tecnica della legislazione, che fu
avviata or sono dieci anni con un corso di ben sedici insegnanti,
fu il frutto della tecnica e dell'intelligenza di Mario D'Antonio.
Parlare della Scuola in questa occasione significa dunque, com'è
giusto e doveroso che sia, parlare in primo luogo di Lui, della
perseveranza con cui aveva perseguito l'idea per oltre dieci anni;
dell'abilità con cui seppe agganciare gli insegnamenti di
Filangieri alla diffusa percezione dei rischi e dei vizi di una
legislazione frammentata ed oscura, ricavandone i supporti
istituzionali e finanziari necessari per dare il via al progetto
nel 1988; all'entusiasmo, infine, e dell'autentico amore con cui
seguiva personalmente esercitazioni e lezioni mettendoci
continuamente del Suo.
Non gli fu difficile ingaggiarmi tra i primi insegnanti della
Scuola. Fin da giovane avevo collaborato con l'ISLEquando
prevalevano nell'attività dell'Istituto quelle approfondite
indagini di settore in cui non fui il solo a temprarmi; avevo poi
con Mario uno stretto e antico rapporto di amicizia; avevo
sperimentato l'utilità e il fascino del drafting negli Stati Uniti,
quando da studente avevo conosciuto l'apposito ufficio del
Congresso e frequentato il corso che già allora veniva impartito
alla Columbia University.
Fu proprio quella esperienza che travasai alla Scuola, con un
corso che nella prima parte forniva i canoni metodologici
essenziali per la stesura dei testi legislativi e nella seconda
conduceva pian piano a tale stesura sul tema annualmente prescelto.
L'ho fatto per più anni, sospendendo soltanto quando i impegni
costituzionali divennero troppo assorbenti. Ma ne ho ancora un
ricordo bellissimo, così come lo hanno - a quanto loro stessi mi
dicono - i tanti funzionari (parlamentari, ministeriali, privati)
iscritti in ciascun anno al corso.
Mi colpisce che sia in buona pare comune, a me e a loro, la
ragione principale di tale ricordo: ed è il cambiamento che
interveniva gradualmente in noi; via via che procedevamo verso la
finale della stesura del testo che costituiva l'obbiettivo del
corso. Inizialmente, alle prese con le prime valutazioni sul tema
prescelto (la violenza sessuale, lo statuto dei minori, il test
dell'aids, una direttiva europea sull'immigrazione) guardavamo con
apprensione e angoscia ai tanti dilemmi che si paravano davanti
senza scorgere né la strada né le chiavi per affrontarli; poi
applicando con metodo le regole che ci eravamo dati e discutendo
insieme ogni tappa, ci chiarivamo progressivamente le idee, le
alternative, le stesse parole da usare sino a che il testo arrivava
come conseguenza che ci appariva alla fine naturale e
necessitata.
Per me era, ogni anno il rinnovarsi di un miracolo; che vivevo
emotivamente come tale, ma che riconoscevo razionalmente come il
frutto di una metodologia di cui apprezzavo, e mi sforzavo
annualmente di far apprezzare, tutta la pregiudiziale importanza;
ricognizione ai confini del problema (che raramente coincidono con
quelli inizialmente prospettati dal "committente"), ricognizione
delle regolamentazioni esistenti e di quelle a cui esse si
agganciano (profilo raramente presente agli innovatori-scassinatori
della legislazione), esame il più accurato possibile delle opzioni
di merito in relazione al fine perseguito dal committente,
valutazioni di legittimità e di fattibilità , stesura del testo con
parole, le meno numerose possibili e le più specifiche possibili
(sapendo che quanto più numerose e generiche sono le parole, tanto
più vuol dire che l'estensore si è affannato a dire cose che ancora
non aveva chiarito a se stesso).
Alcuni dei nostri testi ebbero una rimarchevole celebrità e
divennero punto di riferimento per i lavori parlamentari "veri" sui
temi che trattavano.
Ne fummo orgogliosi e non potevamo no esserlo. Ma la vera ragione
dell'orgoglio era il susseguirsi, negli anni, di tanti giovani
funzionari , era l'interesse con cui apprendevano e lavoravano,
erano gli insegnamenti della Scuola che in questo modo diventavano
patrimonio culturale comune.
E' un processo di arricchimento e di diffusione che continua
ancora oggi, in un contesto istituzionale di cui fa sempre più
parte la predicazione non contrastata della buona tecnica
legislativa, ma nel quale le mille ragioni (di urgenza, di
mediazione, di voluta ambiguità) che congiurano per la legge oscura
continuano d'altra parte ad esserci e a farsi valere.
Del che occorre prendere realisticamente atto, prendendo atto con
ciò che il lavoro intrapreso con la Scuola non ha e non può avere
un termine. Come Mario D'Antonio, ricco di citazioni illuministe ma
realista attento come pochi, aveva lucidamente previsto.